“Per Magri il salvataggio delle opere terremotate era una missione. Con un permesso della Prefettura poteva accedere a tutte le chiese per salvare il salvabile. Il secondo giorno del terremoto era già dentro la chiesa di Lestans, con la moglie, a raccogliere i frammenti di affresco, rischiando la vita per le continue scosse.”
Il terremoto del 1976 colpì duramente il Friuli Venezia Giulia, provocando gravi danni anche al patrimonio storico e artistico. Se oggi possiamo ancora ammirare gran parte dei tesori conservati in pievi, chiese e palazzi del Friuli occidentale, lo dobbiamo all’opera di Giancarlo Magri.
Restauratore formatosi negli anni Sessanta nella bottega di Tiburzio Donadon, Magri avvia la propria attività nei primi anni del decennio. Il suo lavoro è strettamente legato al Comune di Pordenone, che nel 1973 gli affida il laboratorio di restauro del neonato Museo Civico d’Arte presso Palazzo Ricchieri, in collaborazione con la Soprintendenza delle Belle Arti del Friuli Venezia Giulia.
Dopo il sisma del 1976, il laboratorio diventa un punto di riferimento per il ricovero e il coordinamento degli interventi sul vasto patrimonio storico e artistico della provincia di Pordenone, Magri interviene su tele, sculture lignee e soprattutto su pitture murali, maturando un rapporto diretto e continuativo con le opere che lo rende un profondo conoscitore del patrimonio artistico friulano, in particolare della pittura del Cinquecento.
Durante quei terribili giorni, furono numerosi anche gli incontri con collaboratori stretti, tra cui il restauratore Gino Marchetot e il fotografo Elio Ciol, i cui scatti effettuati durante il sisma rappresentano oggi una testimonianza fondamentale del lavoro di salvataggio delle opere d’arte.

Una “bottega” contemporanea, quella del restauratore Giancarlo Magri, insieme ai figli Giovanni e Alberto. Una delle ditte di restauro più storiche della Destra Tagliamento, in Friuli Venezia Giulia. Hanno operato su affreschi inediti, come lo studiolo di Giovanni Antonio de’ Sacchis, detto il Pordenone, scoperto da Giancarlo Magri, sull’Amalteo, Grigoletti, e hanno consegnato al patrimonio artistico regionale, e non solo, capolavori che rischiavano di andare perduti, specie a seguito del sisma del 1976.
I Magri sono depositari di un sapere che si fonda sulla tradizione e sulla continua analisi, con la bravura di trovare e salvaguardare numerosi importanti capolavori. Una famiglia che ha fatto dell’arte, nel senso più ampio possibile del termine, un motivo di esistenza.
Una bella soddisfazione dunque per Giancarlo Magri e i figli Giovanni e Alberto, che continuano a essere ricercati da studiosi e ricercatori per ottenere informazioni sulle opere d’arte da loro restaurate. Informazioni che pochi altri sono in grado di fornire, anche per la lungimiranza nel creare, nel corso degli anni, un ricchissimo archivio fotografico e documentario, ora prezioso per la conoscenza del nostro grande patrimonio artistico.